Come Avviare una Piccola Attività

settembre 28, 2018Guide Standard

il sogno di qualsiasi dipendente: poter lavorare per sé stessi e per una propria impresa , dovendo sottostare esclusivamente ai propri ritmi ed alle proprie esigenze. Purtroppo non è sempre possibile provare a mettersi in proprio , ma se ci si riesce la cosa importate è considerare alcuni fattori, soprattutto se si fa questo tentativo in un piccolo centro abitato e non in una grande città.

Chi, tra la massa di lavoratori che devono timbrare il cartellino ogni mattina, oppure che vengono sfruttati con turni massacranti e lunghissimi, non ha sognato di mollare tutto per potersi mettere in proprio?

Il pensiero di poter lavorare esclusivamente per noi stessi , stabilendo in completa autonomia gli orari , le tecniche di lavoro , quando e quanto impegnarsi e quando staccare un po’, è davvero confortante, anche se spesso impossibile.

Questo perché creare un’impresa in proprio , per quanto piccolina, richiede comunque un investimento piuttosto cospicuo , soprattutto in un paese che versa in crisi economica e non si può più permettere di sovvenzionare l’imprenditoria.

Nel caso si riesca però ad avere a disposizione una cifra sufficiente , prima di imbarcarsi in una scommessa così importante è importante considerare appieno una serie di fattori.

Il primo è proprio quello ambientale: si tratta di due cose molto differenti il creare un’impresa in una grande città affollata e in un paese, magari con poche centinaia di abitanti.

Indubbiamente cercare di creare un’impresa in un paese piccolo comporta alcuni vantaggi: innanzitutto il primo fattore utile ed importante è quello di conoscere molto bene l’ambiente.

Il conoscere a fondo l’ambiente in cui si va a creare la società permette di conoscerne allo stesso modo le abitudini e le esigenze, per poter orientare le proprie scelte in base a questo.
Per fare un esempio , in un paesino sperduto, senza flusso turistico e senza siti di interesse, indubbiamente si eviterà di aprire una struttura ricettiva per turisti, per evitare un inutile flop.
Allo stesso modo, si eviterà di aprire l’ennesima panetteria in un paese di 300 abitanti che ha già una decina di forni. Insomma, basta valutare con attenzione le esigenze della comunità. Maggiore successo potrebbe avere una piccola impresa di pulizie, relativamente a cui è possibile vedere questa guida su Postooccupato.org.

La conoscenza approfondita, inoltre, permette anche di avere un quadro di quello che nel paese in questione invece manca, e, conoscendo più o meno tutti, si può anche fare una previsione di quanti clienti si avranno realmente una volta aperto.

Bisogna anche considerare un ulteriore fattore, ovvero l’altissimo tasso di disoccupazione italiano in questo momento: gli ultimi dati segnalano che è addirittura una persona su tre a non riuscire a trovare impiego.

Non bisogna quindi sottovalutare, nel pensare ad un nuovo business, la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, che porterà la nostra impresa a ricoprire nella comunità un ruolo ancora più importante.

Dopo aver quindi riflettuto a sufficienza e con attenzione su quello che è il caso o meno di aprire, si può passare alla pratica vera e propria per arrivare alla costituzione della società.

La prima cosa da fare è stendere un business plan, che permetta di avere un quadro esatto di quello che si vuole andare a creare , a partire dall’idea teorica, fino ad arrivare al quadro esatto di strutture necessarie e dipendenti da impiegare.

Questo lavoro sarà utile non solo a noi stessi, per avere un quadro d’insieme necessario in passaggi così importanti, ma anche per essere pronti a presentare il progetto qualora diventi necessario.

A questo punto, è importante recarsi presso la camera di commercio della propria città oppure della città di riferimento del nostro paese: è qui che si potranno cominciare ad avere le informazioni sull’esatto iter burocratico da seguire, prescritto per legge.

Altro contatto importante da trovare , e possibilmente che si tratti di una persona di cui potersi davvero fidare , è un bravo commercialista che ci segua per aiutarci passo passo.

La consulenza del commercialista è basilare soprattutto per uno dei passaggi più importanti di questo importante cammino: la scelta della forma di società che si vuole andare a creare.

Ce ne sono moltissime forme, dalla classica s.r.l.ovvero società a responsabilità limitata, la cui costituzione non richiede capitale di garanzia, alla società cooperativa, che prevede la parità fra i vari soci.

Il punto è che soltanto un commercialista , con gli studi da lui effettuati , ha la possibilità di valutare con attenzione le varie possibilità, scegliendo in sicurezza quella a noi più congeniale e più utile.
Risulta essere proprio per questo che si deve trattare di una persona di cui potersi fidare, dal momento che dovrà prendere decisioni soltanto ed esclusivamente nel nostro preciso interesse.

L’ultimo passo è quello dell’iscrizione vera e propria al rec, ovvero il registro delle imprese commerciali , che però a volte richiede l’obbligo di un corso a pagamento presso i suoi uffici.

Per aprire un esercizio come una rosticceria, oppure una friggitoria, ad esempio, il corso obbligatorio da seguire presso il rec costerà circa 600 euro, e senza questo non si potrà aprire l’esercizio commerciale.

Ma una volta seguito l’eventuale corso obbligatorio, si potrà finalmente passare all’iscrizione vera e propria, e si fonderà quindi ufficialmente la nuova impresa personale.

Solo a questo punto, la ditta sarà effettivamente costituita e si potrà cominciare la nostra nuova avventura, con tutti i rischi e le paure del caso, ma con la grande, impagabile soddisfazione di essere i capi di sé stessi.